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Mutismo selettivo

Avete mai sentito parlare di Mutismo selettivo (MS)?

Ci sono bambini che in alcuni contesti non riescono ad esprimersi verbalmente, attraverso il linguaggio. Bambini inibiti, timidi, introversi, con difficoltà ad alzare lo sguardo e guardare negli occhi l'altro. Scelgono di non parlare in determinati contesti sociali perché non si sentono al sicuro e protetti in specifici ambienti.


COME RICONOSCERLO

Si è passati dalla dicitura “mutismo elettivo” a “mutismo selettivo”, (DSM - V) per superare l’erronea convinzione che il disturbo fosse di origine intenzionale, ovvero che il bambino non parlasse per sua volontà.

Il mutismo selettivo (MS) è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale, soprattutto in alcune situazioni sociali, è più frequente nelle femmine che nei maschi.


La comparsa del mutismo avviene intorno ai 4 anni, ossia quando i bambini iniziano ad avere i primi contatti con il mondo esterno alla famiglia (la scuola materna), ma viene diagnosticato maggiormente nella Scuola Primaria, perché il bimbo è più soggetto a rispondere a domande, richieste e a dover svolgere compiti guidati o adempiere prestazioni, questi aspetti aumentano la sua paura di non essere adeguato e la sua ansia.


Colpisce bambini con differenti capacità cognitive, con difficoltà di linguaggio e relazionali. Il termine “selettivo” indica che il bambino riesce ad esprimersi solo con determinate persone delle quali si fida e in alcune circostanze nelle quali si sente sereno.

L’idea comune a chi si trova di fronte ad un bambino selettivamente muto è che il suo comportamento sia provocatorio e di sfida, tuttavia è di fondamentale importanza comprendere che l’assenza della parola è dettata da un elevato livello d’ansia e una conseguente paura che il bambino riesce a controllare solamente tacendo.


Questi bambini sono consapevoli della loro difficoltà, provando angoscia e frustrazione perché desiderano riuscire a parlare e giocare con gli amici, ma non possono e non ci riescono. A causa della forte paura che le interazioni sociali suscitano in questi bambini le loro espressioni facciali sembrano poco espressive, vi è difficoltà a mantenere il contatto visivo con l’interlocutore e elevata sensibilità per l’ambiente circostante.

Il linguaggio del corpo è caratterizzato da dondolio delle gambe, voltare la testa o guardare a terra durante un dialogo, toccarsi i capelli (segnale di un elevato livello di ansia) oppure nascondersi.


Molto spesso i bambini lamentano sintomi fisici quali: mal di stomaco, mal di testa, nausea, manifestazioni di pianto o di collera; con l’aumentare dell’età i sintomi si modificano in palpitazioni cardiache, svenimenti, tremori e eccessiva sudorazione. A scuola molti bambini hanno difficoltà a ripetere, chiedere di andare al bagno, a chiedere di mangiare o giocare con i compagni. Sono bambini che danno poco valore a se stessi e che vivono l'altro come un possibile pericolo.


COME AFFRONTARLO

Alcune indicazioni che possono aiutarvi.

- Accogliere, tradurre e condividere con empatia il vissuto del bambino lo fa sentire protetto e al sicuro, potete farlo con racconti, fiabe e favole.

-Non sgridate il bambino se non parla, questo atteggiamento rischierebbe di inibirlo di piu' e gli farebbe capire che fa bene a non parlare perche' deve proteggersi dall'altro.

- Trovate altri canali di comunicazione,

la scrittura, il disegno, i video, le immagini, attivit laboratoriali.

- Evitate di farlo sentire in colpa se non termina un compito, questo aumenterebbe la paura di non essere in grado di rispondere alle richieste del contesto.

- Valorizzate le sue risorse e le sue qualità rafforzando la sua labile autostima.

- Affiancate al bambino un compagno di classe con cui scambia sguardi e con cui si relaziona per farlo sentire a suo agio.

- Nei lavori di gruppo cercate di favorire la relazione a due per poi potenziare l'inclusione con più bambini uno alla volta e osservate le sue reazioni.

- Create un clima di fiducia e di sicurezza, questo favorisce la libertà di espressione e il desiderio di poter parlare.

- È necessaria collaborazione tra la Scuola, la Famiglia e gli esperti esterni.

- Affidatevi ad un Esperto del settore Neuropsicologico, neuropsichiatrico infantile o ad uno Psicologo Psicoterapeuta che possano aiutare il bambino ad esprimersi e a ricominciare a vivere e sentirsi al sicuro nel contesto di cui ha paura, affrontando le sue emozioni.


Vorreste avere delle informazioni su alcune patologie infantili? Scrivetelo nei commenti!



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